Avventure nel mondo

Deserto Libico

ioViaggio alla scoperta del Sahara Libico, fra ERG, incicisoni primitive e catene montuose.

Testo di  Elena Monistier – Foto di Elena e Gualtiero Monistier


Racconto di viaggio (Marzo 2007)

Primo giorno:

Partenza da Milano Linate per Roma –  Roma – Tripoli e poi Tripoli Sebha. Vai alla MAPPA DEL VIAGGIO>>

Da Sebha prendiamo un pulmino sgangherato per Germa, piccola cittadina nel cuore del deserto. Arriviamo all’albergo “Dar Sahara“, dove passeremo le nostre prime tre notti.  Appena arrivati assistiamo ad una bellissima eclissi di luna in pieno deserto…affascinante!

Secondo giorno: ERG DI UBARI

ERG ovvero deserto. 5 Jeep Toyota con ognuna il suo guidatore Tuareg,  il nostro era il grande Arbi Iaie. Il capo era Suliman, poi abbiamo conosciuto Wisdla, Mustafà e gli altri. Grandi personalità! Wisdla veniva da due mesi di malaria e portava addosso sempre un vecchio cappotto militare italiano.

Viaggiavamo in formazione come uno stormo di uccelli, sulla sabbia a circa 80 km orari con punte di 120 km orari che destavano preoccupazione. Comunque bravissimi a guidare (altrimenti non sarei qui a scrivere).
Meta della giornata alcuni LAGHI della regione,  uno di questi si chiama “Mandara“. Sembra impossibile trovare specchi d’acqua di quelle dimensioni in posti così inospitali e lunari. Un paesaggio meraviglioso.

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Terzo giorno: Messak Settate – Wadi Matendush – in Galchien Eremurzuk

famigliaGiornata lunga e faticosa. Raggiunto l’altopiano roccioso di “Messak Settate” abbiamo percorso 300 Km…. ovunque una rocciosa piatta distesa. Paesaggio decisamente diverso da ieri, che era pieno di dune e sabbia. Una sensazione incredibile di vastità dove ci si sente piccoli e fragili. Abbiamo così visitato siti di incisioni primitive e trovato punte di freccie, che è severamente pribito raccogliere (per fotografare le incisioni il costo è di 5 dinari).

La ragione della presenza di queste incisioni rupestri è molto semplice, in quanto qui al posto del deserto in passato vi erano corsi d’acqua, savane e paludi, quindi anche la relativa fauna come le giraffe, i rinoceronti, e gli elefanti. Qusti animali sono raccontati dall’ uomo preistorico sulla roccia di arenaria, incidendo le loro forme su di essa. Arbi il nostro autista guida, a fine giornata era stanco e si vedeva.

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Quarto giorno: Trasferimento Germa – Akakus – campo tendato di Dar Auis

Trasferimento lungo e affascinante, km e Km di strada asfaltata affiancata da tralicci della luce in mezzo ad un deserto infinito. Potevo guardare sia avanti che indietro e quello che avrei visto sarebbe stata la stessa cosa: strada traliccio e deserto.

libia06Ci siamo fermati a metà mattina per una sosta sotto un alberello rinsecchito a bordo strada,  per prendere un tè, appuntamento fisso di tutti i giorni in quanto il caldo impone una idratazione intensa. Niente bevande gelide, ma tè caldo. Oltre ad essere un rito, la bevanda serve a dilatare i pori e facilita la sudorazione che equilibria la temperatura del corpo. Arrivo al campo poco prima del tramonto. Qui ci ha accolto Edward, la nostra guida Italiana per questa parte di viaggio. Una persona molto in gamba. Prima di cena siamo saliti sulla duna sovrastante il campo, un tramonto meraviglioso. Davvero il SUBLIME.

Il campo tendato era molto confortevole. Si poteva fare anche la doccia lasciando una brocca di acqua fuori dalla tenda per tutto il giorno al sole… così alla sera avevamo pronta una bella doccia calda!

Quinto giorno: AKAKUS WADI TASHWINAT

la sveglia in tenda avviene con la voce di un Tuareg che chiede “The o Coffee?” e ti lascia tutto in veranda.  Incredibile. Poi si va nella tenda comune per la colazione vera e propria. La giornata inizia con la visita di un WADI (letto di un fiume asciutto o valle), dove abbiamo visto varie incisioni primitive. L’Akakus è una regione particolare, dove sabbia e catene montuose si fondono. La giornata è stata fantasctica, forse il più bel paesaggio di tutto il viaggio. Abbiamo incontrato anche una organizzazione Francese di una corsa di 190 Km 3 giorni in pieno deserto. Arbi il nostro Tuareg non capiva davvero il senso di questa folle corsa. La sera tornati al campo ci siamo ritrovati tutti seduti intorno al fuoco della tenda Tuareg, a bere the e a sentire le canzoni cantate dai tuareg.

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Sesto giorno: ERG WANKAZA

Giornata di riposo visitando l’Erg di Wankaza e qualche pittura rupestre. A metà giornata iniziò a salire il vento che via via si fece sempre più intenso. Arrivò così una bella tempesta di sabbia, ma noi tenaci salimmo anche sull’ultima duna con il vento che ci spazzava via. Obbligatorio avre addosso il Tagelmust * che mi sono fatta mettere da Arbi. E’ stato bellissimo, il deserto lascia qualcosa di speciale, un’esperienza unica. Il cielo diventò sempre più color ocra diventando presto un lontano ricordo. Inizammo anche a mangiare e respirare sabbia…è incredibile come riesca ad andare ovunque. Fu un problema anche andare da una tenda all’altra quella sera, ci si riempiva di sabbia, si mangiava sabbia. Per tutta la notte ululati di vento, ma ho dormito lo stesso…io dormo ovunque…e risaputo!

Settimo giorno: Acacus – Germa – Sebha – Tripoli

Questo è stato il girono più bello e più brutto insieme. Avrei lasciato Arbi, il deserto e tutti i tuareg con la promessa però di ritornarci.

Non ho mai visto un cielo stellato come quello del deserto, quel silenzio, quella vastità e quella pace che riesce a darti.

La partenza all’alba sotto la tempesta di sabbia ci impedisce di godere del deserto. A Sebha avremmo dovuto prendere l’aereo per Tripoli, ma gli aerei non volavano per la sabbia tirata su dal vento. Così siamo partiti in pulman per tripoli. Tutta la notte in pulman….che nottata, acqua e vento!! Spettacolari gli autogrill: una palma psicadelica nel nulla, quattro tappeti per pregare e kebab. Divertente poi è stata la fermata pipì…..volava ovunque….il viaggio richiede una certa capacità di adattamento.

Ottavo, nono,  giorno: Acacus – Germa – Sebha – Tripoli

Tripoli è una città contarstante,  che va dal moderno al vecchio al fascismo, molto evidente quello che gli italiani hanno lasciato in questo posto, si riconoscono perfettamente edifici di epoa fascista.

Visite archeoliche: Sabathra, Leptis Magna

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La visita archeologica della città è stupefacente: le rovine sono lasciate al degrado totale, ma sono moltissime e ancora non del tutto scoperte, dicono anzi che la maggioranza sia ancora da portare alla luce (fotunatamente perché verrebbero altrimenti depredate). Ci ha seguito una guida Libica parlante italiano, davvero colta e preparata. La sera stessa mangiai un magnifico Kebab, nno ne magerò mai un altro così buono….adoro il kebab!

CONCLUSIONI:

E’ proprio vero quello che si dice del mal d’Africa….una volta visitata devi tornarci!! Un viaggio affascinante, emozionante, che lascia qualcosa nell’anima…una promessa…ci tornerò!

Agenzia:

Dar Sahara, agenzia  Italo/Libica. Le guide che ci hanno accolto sono state molto professionali, alcune con strorie e scelte di vita affascinanti. www.darsahara.com

Cibo:

Cous cous, riso, verdure, stufati, zuppe, cibo semplice digeribile e molto buono. Acqua potabile perché fossile, nessun problema a bere quindi acqua di rubinetto e a mangiare frutta e verdura.

Tuareg:

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i Tuareg mi hanno colpito molto, sono belle persone sia dentro che fuori. Sono animisti e hanno una società di tipo matriarcale. Il nostro autista Arbi molto riservato, con l’andar dei giorni ha preso confidenza, fino a rendere indimenticabile questo viaggio. Ha iniziato a farci sentire musica tuareg, mi ha insegnato a mettere il sasch, insegnato il Tamasche (la lingua Tuareg), abbiamo riso e scherzato superando barriere linguistiche e culturali.

Le nostre guide erano dei gran giocherelloni, e a dire il vero si prendevano bonariamente in giro dei turisti. Importante: mai offrire una cicca ad un tuareg…almeno il nostro Arbi non l’aveva mai mangiata credo…ha iniziato a tossire con le lacrime agli occhi…e giù a ridere. Mi diceva “freddo”!! Indicandosi la gola. Abbiamo passato ore spensierate con persone amiche, vere, genuine, a tratti fanciullesche.

Tagelmust:

i Tuareg a metterselo sono degli artisti. io non ci sono più riuscita. Ma è indispensabile averlo in quanto protegge benissimo dalla calura, ma anche in caso di tempesta di sabbia si rivela molto utile.

Informazioni:

in Libia è possibile recarsi solo su invito formale (nel nostro caso siamo stati invitati da dar Sahara) o con visto. Ci hanno informato che in libia sono ammessi solo circa 8.000 visitatori all’anno, che sono pochi. Ma il turismo non sembra essere un settore di fondamentale importanza per il governo Libico.

Mappa Viaggio

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Mappa satellitare – Germa


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A proposito dell'autore

Elena

Amo andare in montagna perché casa e ufficio mi stanno stretti. In montagna il sentiero è l'unica via da percorrere, il fiato non si spreca in parole inutili ma bisogna conservarlo e per arrivare in cima basta mettere un passo dietro l'altro. Vado in montagna perché cieli e panorami si fondono e confondono in forme e colori sempre nuovi, come sentimenti che si aggrovigliano inconsciamente come i colori sulla tela su cui dipingo, i pixel sul monitor in ufficio e la luce nell'obiettivo della mia macchina fotografica. Forse è per questo che in quota telefonini e internet funzionano a singhiozzo, è la natura che ti dice: "Lascia il lavoro a valle, stai con gli amici e con chi ami, stai con gli animali, stai con te stesso. Non ti serve nient'altro.

2 Comments

  • Ciao
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    Offriamo la migliore destinazione in Marocco ed il migliore prezzo varia dal budget, benvenuto
    Saluti.

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