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Escursione al Lago Vargno

Domenica 28 marzo 2010, bassa Valle d’Aosta, forte riverbero e caldo esagerato: questo il contesto della mia salita odierna al Lac de Vargno, al confine con la bellissima Riserva Naturale del Mont Mars.

Giorni di maltempo ed un bollettino-valanghe caparbiamente fossilizzato sul grado 3-marcato avevano messo a dura prova la mia resistenza: saremmo riusciti a strappare un giretto al Fato avverso, prima dell’ingombrante triduo pasquale con le sue tradizionali abbuffate collegiali?

Sguardo ad ovestMonte Mars ed Alpe Vargno

Di ritorno dall’Istituto Mosso al Colle d’Olen, il mio amico propone una salita al Lago del Vargno: lo avevo scorto anni fa dalla vetta del Mont Mars, il più alto delle Prealpi Biellesi, con i suoi 2600 metri. Così quest’oggi saliamo dai 1316 metri di Saral, al disopra di Fontainemore, ricalcando in parte l’antichissimo percorso devozionale per il Santuario di Oropa.

Attraversiamo paesini arroccati a mezza costa sul panoramicissimo pendio: Fontainemore, chiusa sul fondovalle, è spesso tetra ed umida, non così la sua montagne, ove piccole frazioni a tratti disabitate e popolatissime si alternano a castagneti, faggete e macchie di betulle. Sul lato opposto della valle, ad occidente, cominciano ad intravedersi le grandi vette: dapprima la stupenda triade Lose Bianche, Punta di Prial e Monte Lars d’Arvé, che ho avuto il privilegio di concatenare in una magnifica cavalcata in cresta sul filo dell’autunno, il 31 ottobre scorso. Poi, alle loro spalle, sorgono due cime ben più possenti, bianche e rigonfie sugli scabrosi pendii orientali: il Corno del Lago o Siahuare e, a sud, il Crabun dai due bivacchi. Ed ecco, davanti a loro, le due nobili Dame di Challant, la Torché – il cui toponimo era già tale e quale nel lontano Trecento – e la Vlou. Due immote piramidi di roccia scura e salda, compatta, oggi adorna di un manto bianco sempre più traslucido man mano che il carro di Helios avanza trionfante nel cielo.

Lago Vargno e Mars

Il bollettino di oggi prevedeva nubi alte in rapido movimento, e così è; saliamo fin dove ci sentiamo sicuri, al disopra degli alpeggi del Vargnit, senza arrivare al Colle della Gragliasca per tema di esacerbare qualche sconosciuta divinità dei pendii. La giornata scorre quieta e tranquilla, dandoci modo di chiacchierare e giocare con il cane, di pranzare e di studiare la stratigrafia nevosa con pala e sonda, secondo quanto appreso ieri dal mio amico allo storico Istituto Mosso.

In un momento perso nel folgorante pomeriggio, il Canavese mi accoglie e le grandi sponde boscose delle montagne valdostane si chiudono alle mie spalle, intraviste nel retrovisore: moto e cabrio superano in pochi centimetri di spazio, fischietto Anybody Seen My Baby dei Rolling Stones. Ancora una volta, la Valle d’Aosta è stata generosa, ed ancora una volta porterò con me il suo sole, la sua aria e la sua incomparabile sensazione di libertà e richiamo per un’altra settimana milanese.

Lost, lost and never found
I must have called her a thousand times
Sometimes I think she’s just in my imagination


Testo e foto di Marco
www.varasc.it

A proposito dell'autore

Elena

Amo andare in montagna perché casa e ufficio mi stanno stretti. In montagna il sentiero è l'unica via da percorrere, il fiato non si spreca in parole inutili ma bisogna conservarlo e per arrivare in cima basta mettere un passo dietro l'altro. Vado in montagna perché cieli e panorami si fondono e confondono in forme e colori sempre nuovi, come sentimenti che si aggrovigliano inconsciamente come i colori sulla tela su cui dipingo, i pixel sul monitor in ufficio e la luce nell'obiettivo della mia macchina fotografica. Forse è per questo che in quota telefonini e internet funzionano a singhiozzo, è la natura che ti dice: "Lascia il lavoro a valle, stai con gli amici e con chi ami, stai con gli animali, stai con te stesso. Non ti serve nient'altro.

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