Trekking Escursionismo

Resegone…o Regonese?!

Ciao a tutti,

era una tranquilla mattinata di metà giugno, quando i 5 giovani, accompagnati dal domestico quadrupede, si sono trovati alla base del monte.
La montagna era là, li guardava benevolmente.DSC_4406

Era proprio curiosa di conoscere queste entità che le facevano visita.

Dal canto suo non aveva ancora deciso se concedere loro solo le sue pendìci oppure anche la sua parte più nobile, l’ardita sommità incorniciata di bianca dolomia…….

Testo di marco Giudici – Foto di Elena Monistier

A contraltare della montagna si presentava l’atteggiamento del sole, molto curioso e insistente nello scovare i cinque e apportare calore superfluo sulle loro povere teste.

La via lungo la parte Est si snodava irta e tortuosa, tant’è che subito i polmoni e il cuore degli eroici furono impegnati nell’incalzante ritmo dettato dalla fatica.

Nulla lasciava presagire cosa sarebbe successo di li a breve…

DSC_4396Un gioco di luce, un inconscio canto di sirene portò la compagnia, quasi attratta da una forza invisibile, verso una traccia che li rapiva dalla giusta traiettoria. Non sarebbe più stato nulla uguale a prima.

Percorsero ancora metri e metri, ed il bosco lasciò spazio al prato, segnato da ghiaiosi sentieri scoscesi.

Il bosco li lasciò, non prima però di palesare uno spirito che da antichi ed ancestrali recessi del tempo popola quelle valli: il paziente Albano.

Esso è un simpatico folletto abbigliato in modo buffo, che usando parole inventate, linguaggi adattati per farsi capire da questi “marziani del bosco”, rivolge problemi e quesiti ai viandanti che incontra. Non è pericoloso, ed è spinto a fare questi incontri per il solo piacere di vedere facce nuove e passare qualche minuto in compagnia.

DSC_4409Superato questo incontro tipicamente fiabesco, finalmente la meta si prefigura svettante sopra le teste dei pellegrini. Sembrava facile, ma proprio la bramosia di raggiungere l’anelato rialzo ingannò gli amici, che credettero che il successo fosse a portata di mano.
Dopo aver ingaggiato una lotta con la forza di gravità e con il sole, che nel frattempo si era gatto più insistente e gagliardo di prima, finalmente davanti a loro si parò non più ancora terra e roccia da salire, ma un luminoso panorama fatto da spalti, sipari, distese luccicanti, boschi incantati.

Non restava che iniziare il rituale di recupero delle forze e di contemplazione dell’ambiente.

In questa fase il drappello di temerari consolidò la sua convinzione che la vetta fosse stata benevola con loro, e che avesse notato con quale umiltà le si fossero accostati, decidendo di concedersi loro.

DSC_4421Soltanto quando divenne l’ora in cui lestamente far di nuovo rotta veso i propri problemi quotidiani, alleggeriti nello spirito da questa comune esperienza di fatica, l’arcano si svelò in tutta la sua sarcastica, fredda e dura realtà: la cima che poc’anzi avevano calcato, a cui si erano aggrappati con il pensiero e con le mani per riuscire a superare le fatiche e le insidie della forza di gravità, la cima che li aveva spinti ad abbandonare i loro sicuri giacigli per raggiungere questa trasfigurazione, era non la pregiata e rinomata, e cantata da poeti e scrittori, cima del RESEGONE, ma quella molto meno nobile, e addirittura infamante, cima del REGONESE, famoso perché nell’antichità era luogo di rituali segreti, e più recentemente luogo di esilio per i malati, i ladri, i reietti della società.

Che amara sorpresa si era preparata a loro quando a quel bivio avevano disgraziatamente imboccato il sentiero sbagliato!!!

Affranti dallo scherzo che le forze della natura avevano voluto costruirgli, svuotati di tutto l’entusiasmo che poco prima li permeava, tornarono alla base da dove poche ore prima avevano intrapreso l’incredibile avventura.

Marco

A proposito dell'autore

Elena

Amo andare in montagna perché casa e ufficio mi stanno stretti. In montagna il sentiero è l'unica via da percorrere, il fiato non si spreca in parole inutili ma bisogna conservarlo e per arrivare in cima basta mettere un passo dietro l'altro. Vado in montagna perché cieli e panorami si fondono e confondono in forme e colori sempre nuovi, come sentimenti che si aggrovigliano inconsciamente come i colori sulla tela su cui dipingo, i pixel sul monitor in ufficio e la luce nell'obiettivo della mia macchina fotografica. Forse è per questo che in quota telefonini e internet funzionano a singhiozzo, è la natura che ti dice: "Lascia il lavoro a valle, stai con gli amici e con chi ami, stai con gli animali, stai con te stesso. Non ti serve nient'altro.

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