Trekking Escursionismo

Santuario di San Besso

Dove:

Santuario di san Besso 2019 mt in Val Soana all’interno del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Piemonte – Italia

Sabato 5 Giugno 2010, data fissata per l’annuale festa di apertura  dell’alpeggio di Vandilliana, (quota 1888, sopra Pianprato Soana), ritrovo ore 18 davanti alla porta di casa.

Decido di fuggire dal caldo della pianura e di dedicare tutta la giornata alla montagna coinvolgendo senza troppa fatica il mio omonimo Dario.

Destinazione:

rifugio/santuario di San Besso, praticamente nel versante opposto di quello dell’appuntamento. Mai stati e da un pò di tempo mi  incuriosice…

La traversata è impossibile per neve al Colle della Borra, per l’ignoranza di  parte del percorso, ma sopratutto per la mancanza di qualcuno che abbia voglia di riportarci a Campiglia a notte fonda dopo la cenetta montanara che è l’unico  vero appuntamento della giornata.

Comunque…

ci si avvia tranquillamente verso Campiglia e si lascia la macchina nella piazza della frazione; si poteva fare un pezzo in più ma dato l’autista scrivente affetto da park-stress metropolitano, i primi 3 metriquadri disponibili son buoni;  e poi si era li per camminare o no?

Sono le 9, il bar è chiuso (sigh!) e non resta che avviarci lungo lo sterratone (sentiero di caccia della val Azaria credo…) alla ricerca della partenza del sentiero.

La cartina IGC 3 (Parco Gran Paradiso) recita chiaramente, almeno nella mia mente, che bisogna prendere il secondo, più segnato, e così arrivati ad una roccia con segni, numero di sentiero, scritta “San Besso”, sottotitolo “E’ questo !!!”… proseguiamo imperterriti alla caccia del secondo attacco che ovviamente non troveremo.

Il torrente Campiglia alla nostra sinistra è uno spettacolo della natura e cominciamo a perderci in fotografie.
Chiacchierando del più e del meno superiamo un paio di tornanti in salita e si apre uno spettacolare pianoro fatto di prati, montagne innevate seminascoste dalle nuvole e imponenti cascate da una parte e dall’ altra  (ma non stavamo cercando un sentiero ???).
Vai che ti rivai, ancora foto, giungiamo alla casa di caccia e solo a quel punto vedendo il fondo valle sempre più vicino, mi ricordo della missione originale.

Uno sguardo alla cartina ed è chiaro che siamo avanti di almeno un chilometro. Un grazie al mio omonimo per non avermi lapidato in loco.

Torniamo alla roccia di cui poco fa ed attacchiamo il sentiero (nel frattempo era stato aggiunto un pannello elettronico a messaggio variabile che recitava “Per Dario & Dario: San Besso —-” ). Poco dopo troviamo un bivio… sarà quello che intendeva la cartina ma non la mia mente?

Ora però prendiamo a sinistra e da quì in avanti non vi sarà possibilità di sbagliare più neanche volendolo fortemente. Deliziosa salita nel bosco,  a metà troviamo un camoscio che ci guarda curioso e nemmeno troppo spaventato… ma certo!, è quello che ha installato il pannello a messaggio variabile.

Clic (preso !), proseguiamo, altre famigliole di camosci in lontananza. Finisse lì la giornata il costo del biglietto è ampiamente giustificato.

Tempo dopo, ormai fuori dal bosco, giungiamo a scorgere per un attimo l’obiettivo: indescrivibile:

Da sinistra a destra: Cascatona, macchie di nevai e l’oggetto del desiderio incastrato sotto un grande spuntone roccioso; ecco perchè mi dicevano che dal colle non si vede! ; nuvole basse con qualche sprazzo di sole… sembra di essere in altro mondo e sono solo a 65 km da Torino.

Appena si prosegue, il santuario sparisce (é talmente incastonato…) e ricomparirà solo alla fine del segnatissimo sentiero.
Per rifarci dell’errore di aver ostinatamente mancato l’attacco del sentiero, non sbagliamo  fermandoci e proseguiamo per ancora una sessantina metri di dislivello fino al colletto che sovrasta il santuario e che offre visuali sul fondo valle, altri nevai e chi più ne ha più ne metta.

I sensi sono rapiti dal silenzio di questo paesaggio protetto dalla cortina di nuvoloni…

Qualche raggio di sole di tanto in tanto si fa strada ed accende le chiazze bianche rivelando qua e là  famigliole di camosci che alternano saltelli sulle rocce e tuffi nella neve.
 

Testo e foto di Dario

A proposito dell'autore

Elena

Amo andare in montagna perché casa e ufficio mi stanno stretti. In montagna il sentiero è l'unica via da percorrere, il fiato non si spreca in parole inutili ma bisogna conservarlo e per arrivare in cima basta mettere un passo dietro l'altro. Vado in montagna perché cieli e panorami si fondono e confondono in forme e colori sempre nuovi, come sentimenti che si aggrovigliano inconsciamente come i colori sulla tela su cui dipingo, i pixel sul monitor in ufficio e la luce nell'obiettivo della mia macchina fotografica. Forse è per questo che in quota telefonini e internet funzionano a singhiozzo, è la natura che ti dice: "Lascia il lavoro a valle, stai con gli amici e con chi ami, stai con gli animali, stai con te stesso. Non ti serve nient'altro.

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